Se vuoi seguire Cristo

 

tavola con dipinti san Domenico e la sua comunità (Bologna, chiesa di Santa Maria alla Mascarella, XIII secolo)

 

Se ti senti chiamata dal Signore a una vita di preghiera,

per il bene della Chiesa e di tutto il mondo,

in una comunità in cui si cerca giorno per giorno di vivere in modo fraterno

ed essere una Predicazione vivente del Vangelo di Cristo...

scrivici!!!

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Benvenuta Noemi!

    

Da qualche giorno il monastero Matris Domini conta una presenza in più: sabato 8 febbraio sono stata accolta dalla comunità delle monache in un clima di preghiera e di festa ed è così iniziato il mio cammino di formazione come postulante.

 

Mi chiamo Noemi Valceschini, ho ventisei anni e sono originaria di Val Brembilla. Dopo aver concluso gli studi in lingue e letterature straniere ed essermi specializzata in diritti umani e cooperazione internazionale, ho iniziato a lavorare come impiegata, a dare lezioni private ai ragazzi e a tenere corsi di lingue straniere per gli adulti. Accanto agli impegni lavorativi mi è sempre piaciuto prendermi cura delle mie seppur piccole attività in parrocchia, come contribuire alla redazione del notiziario parrocchiale e aiutare mio padre sagrestano.

 

Mentre ero intenta a trovare un equilibrio tra le mie varie occupazioni e aspirazioni, sempre tesa alla ricerca di fare qualcosa che mi permettesse di aiutare le persone, il Signore mi ha dato una sorta di illuminazione, mi ha invitata a fidarmi di lui e a seguirlo in un cammino di donazione perché qualcosa di molto bello mi aspettava (difficile trovare le parole per descrivere questo turbinio di sensazioni!).

 

Con un po' di timore e titubanza ho così iniziato il mio percorso di discernimento con il sostegno del mio parroco don Cesare e sotto la guida del mio padre spirituale don Giacomo. Nel contempo ho conosciuto le monache del monastero Matris Domini capitando per caso sul loro sito internet; le loro parole di presentazione e i contenuti del sito mi hanno incuriosita e spinta a chiedere un incontro personale. Il colloquio con Suor Angelita in un mite pomeriggio di marzo 2018 è stato il primo di una lunga serie di incontri, culminati con due settimane di esperienza in monastero nel mese di agosto dello scorso anno.

 

Condividendo le mie giornate con le monache, ho potuto sperimentare uno stile di vita fondato sulla preghiera, di cui ho riscoperto la bellezza e la forza ispiratrice sia nella sua dimensione individuale che in quella liturgica; sono rimasta affascinata dall'attenzione data allo studio e alla formazione, e ho ammirato le capacità di ascolto, di misericordia e di compassione testimoniate con semplicità dalle monache nella loro quotidianità.

 

Queste sono le ragioni per cui mi voglio impegnare ad essere parte della comunità!

 

Vi chiedo quindi di ringraziare il Signore per questo suo dono e di pregare insieme a noi affinché mi sostenga nel cammino.

 

Infine, vi lascio con questo augurio di Papa Francesco, tratto dal Gaudete et Exsultate:

 

Voglia il Cielo che tu possa riconoscere qual è quella parola, quel messaggio di Gesù che Dio desidera dire al mondo con la tua vita. Lasciati trasformare, lasciati rinnovare dallo Spirito, affinché ciò sia possibile, e così la tua preziosa missione non andrà perduta. Il Signore la porterà a compimento anche in mezzo ai tuoi errori e ai tuoi momenti negativi, purché tu non abbandoni la via dell'amore e rimanga sempre aperto alla sua azione soprannaturale che purifica e illumina.

 

  

 

 

Vivere insieme in una comunità religiosa?

E' come un'escursione in montagna

 

Vivere insieme nella vita religiosa è un po' come partecipare a un'escursione in montagna con un gruppo di amici. Si arriva in auto in un paese di montagna e si prosegue a piedi sul sentiero verso un rifugio o una vetta. Ognuno ha il proprio zaino, ma non porta solo il suo panino, magari porta qualcosa del pranzo comune, perciò deve stare attento a non perderlo o a non farlo cadere. 

Spesso la strada è stretta, in salita e piena di sassi, oppure è scivolosa. Ci vogliono gli scarponi da montagna e un abbigliamento adatto. La comitiva deve andare spesso in fila indiana e davanti c'è una persona che cerca il sentiero e che dà il ritmo al cammino di tutta la fila. Un ritmo cadenzato, né troppo veloce, né troppo lento, affinché tutti lo possano seguire senza fatica. Nella fila ognuno parla, ride, scherza con i suoi vicini, sta attento che non ci siano problemi, aiuta gli altri nei passaggi un po' più difficili. 

Talvolta il gruppo si ferma e si riposa un po', guarda il panorama, beve o fa uno spuntino. Oppure ci si ferma perché non si sa più dove sia il sentiero giusto e allora ci si confronta sulla strada da prendere... 

In questo caso ognuno viene interpellato a cercare una soluzione. Certe persone invece di essere di aiuto si mettono a brontolare, ad accusare il capo comitiva che ha sbagliato sentiero. Ma se si sta camminando insieme è inutile sprecare fiato così. Meglio stare zitti e cercare una soluzione, vedere se qualcuno ha bisogno di aiuto e rendersi utile.

Andando in montagna ci si deve aiutare gli uni gli altri, indispensabile è la condivisione, dell'acqua e del cibo, ma ognuno deve camminare con le proprie gambe, deve fare la propria parte e non può pretendere tutto dagli altri. E il bello è camminare insieme, condividere la fatica del cammino, la bellezza del panorama, la conquista di una vetta. Quando si è arrivati si mangia insieme, si canta, si gioca, si gioisce di stare insieme.

 

 

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