Vangelo di oggi

1 febbraio -  Mc 6,1-6

Partì di là e venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: "Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?". Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: "Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua". E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità. Gesù percorreva i villaggi d'intorno, insegnando.

1 Partì di là e venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.

Gesù lascia la casa e il paese di Giairo e raggiunge la sua patria. I lettori di Marco sanno che si tratta di Nazareth in Galilea (1,9). Il paese è a circa 30 km a ovest di Tiberiade e dal lago di Genezaret e all’epoca doveva essere un piccolo villaggio privo di importanza. Nell’Antico Testamento non viene mai nominato. Marco annota che Gesù è accompagnato dai suoi discepoli. Quando si parla dei discepoli vi è sempre un insegnamento sulla sequela. In questo episodio i discepoli impareranno che l’annuncio può ricevere anche un rifiuto.

Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga.

Gesù prende l’occasione del culto della sinagoga del sabato per tenere una predica. Chiunque poteva dire qualche parola di commento e di esortazione dopo la lettura delle Scritture. Ciò che conferisce un carattere particolare a questa entrata è l’incontro della gente con il suo compaesano che nel frattempo è diventato famoso.

E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: "Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani?

Quale reazione ha la gente di Nazareth? La prima impressione è positiva: lo stupore è una reazione normale a un insegnamento, a un miracolo o a una frase sconcertante. Con questa reazione della gente Marco assicura alla predicazione di Gesù il carattere di rivelazione avvenuta anche a Nazareth. Dopo di ciò può seguire la critica, che va intesa fin da principio come manifestazione di incredulità. La critica si articola in cinque domande, le prime tre riguardano l’attività di Gesù. La prima esprime un giudizio generico su di lui, la seconda riguarda la sua dottrina, la terza i suoi miracoli. Il chiedere da dove… mette in gioco la questione della sua origine.

Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?". Ed era per loro motivo di scandalo.

Le ultime due domande riguardano i parenti di Gesù. I suoi compaesani pensavano di conoscere Gesù e le sue origini, lo avevano visto crescere in paese. Ecco perché per loro è difficile accettare che l’agire di Gesù riveli delle origini differenti. Egli è figlio di Dio, ma loro non possono ammetterlo. Egli è un tekton, un termine che indica l’artigiano che lavora il legno o la pietra. E’ figlio di Maria: non si parla del padre, segno che era già morto, oppure si fa riferimento alla sua nascita illegittima. I quattro fratelli hanno i nomi di altrettanti patriarchi, segno di una famiglia molto religiosa. Le sue sorelle sono ricordate ma non per nome, segno che erano già sposate ed entrate a far parte di un’altra famiglia. Ricordiamo che nella mentalità ebraica venivano chiamati fratelli e sorelle anche i cugini e le cugine.

Ma Gesù disse loro: "Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua".

Gesù prende posizione davanti alle perplessità dei suoi compaesani con un detto proverbiale. Questo ha il senso dello scusare e di attenuare i fatti. Però contiene anche un insegnamento per i discepoli. Costoro stanno per andare in missione e da questa esperienza devono imparare a non farsi abbattere dalla delusione a seguito di un rifiuto. Il detto era molto diffuso, sia in ambito giudaico che ellenistico. Marco lo allarga estendendolo ai familiari e ai congiunti. Si riprende ciò che era stato affermato in 3,20ss (i veri parenti di Gesù sono coloro che ascoltano la sua parola).

E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. 6aE si meravigliava della loro incredulità.

Il fatto che egli non possa operare nessun miracolo nella sua patria chiama in causa il rapporto che esiste tra miracolo e fede. Il non-potere non vuole mettere in dubbio il potere di Gesù o far dipendere il verificarsi di un miracolo da presupposti psicologici. Piuttosto l’affermazione si aggancia all’idea del miracolo come evento di salvezza. Dove l’offerta della salvezza che si trova nel miracolo viene completamente rifiutata, il miracolo diventa impossibile. L’aggiunta che egli guarì comunque alcuni malati è per attenuare quanto detto prima. L’aggiunta cancella il completo insuccesso della venuta di Gesù nella sua patria e mitiga quindi un pochino il giudizio dei suoi compaesani. E’ logica la frase conclusiva che constata l’incredulità. Solamente in questo passo si parla della meraviglia di Gesù.

6b Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.

Questa seconda parte del v. 6 ci ricorda l’attività di insegnamento itinerante di Gesù e ci introduce al brano seguente.

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