Vangelo di oggi

25 novembre - Lc 21,29-33

29 E disse loro una parabola: «Osservate la pianta di fico e tutti gli alberi: 30 quando già germogliano, capite voi stessi, guardandoli, che ormai l'estate è vicina. 31 Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino.32 In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto avvenga. 33 Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

29 E disse loro una parabola: «Osservate la pianta di fico e tutti gli alberi: 30 quando già germogliano, capite voi stessi, guardandoli, che ormai l'estate è vicina.

Gesù sta facendo il suo discorso escatologico, cioè a riguardo di ciò che accadrà alla fine dei tempi, quando sarebbe lui sarebbe ritornato. Ci invita a osservare la pianta di fico. Luca aggiunge e tutti gli alberi, ma in Palestina il fico è l’unico che in inverno perde le foglie, quindi ci svia un po’ dal discorso. Si fa appello all’esperienza del lettore, non c’è bisogno di grandi studi per sapere che quando spuntano le foglie l’estate è vicina.

31 Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino.

Come le foglie in primavera così gli avvenimenti di cui si è parlato sopra (cioè segni nella luna e nel sole e le potenze del cielo sconvolte), sono i segni che preludono alla venuta del Figlio dell’uomo.

32 In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto avvenga. 

Questa dichiarazione esprime un’intensa attesa della fine. Si tratta forse di parole di consolazione per la comunità di Luca che stava soffrendo la persecuzione e si domandava perché il Signore tardasse. Queste parole riguardavano dunque i contemporanei di Luca, ma da quando Gesù è morto e risorto tutte le generazioni possono appartenere all’ultima, quindi le esortazioni alla vigilanza rimangono sempre valide.

33 Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

Il binomio “cielo e terra”, cioè la totalità dell’universo, è posto in modo antitetico alle parole di Gesù. Il mondo passerà, secondo la convinzione apocalittica comune nel giudaismo; la parola di Gesù invece ha valore perenne perché è parola divina. Questa frase quindi non vuole annunciare la distruzione del mondo, ma la validità dell’insegnamento di Cristo.

 

 

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