Vangelo di oggi

14 agosto  - Mt 18,1-5.10.12-14

In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?». Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me. 10 Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli. 12 Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? 13 In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. 14 Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda.

 1In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?».

Questo episodio segue il dialogo tra Pietro e Gesù a riguardo della tassa da pagare per il tempio. Matteo riprende qui il racconto di Marco 9,30-32 in cui i discepoli dopo il secondo annuncio della morte di Gesù si perdono a discutere chi di loro sia più grande. Vediamo che Matteo ci tiene a salvaguardare un po’ la reputazione dei discepoli e non mettere troppo in evidenza i loro desideri di potere. La loro domanda assume un interesse spirituale.

 2Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro

Il termine paidon si riferisce ai bambini fino all’età di dodici anni. Poiché questi bambini non avevano né stato sociale né rilevanza politica, l’azione simbolica di Gesù nel porre un bambino in mezzo ai discepoli era il modo migliore per scalzare le loro speculazioni circa le gerarchie del regno dei cieli.

e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli.

I vv. 3-4 sono la formulazione negativa e positiva dello stesso concetto fondamentale. L’umiltà (il farsi piccolo) qui esaltata ha una spiccata componente sociale: è solo diventando un “nessuno” e non curandosi dello status sociale che ci si può aspettare di diventare grandi nel regno di Dio. Vedi Mt 5,3, dove il regno viene promesso ai “poveri in spirito”.

 E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.

Se qui il paidion si riferisce a un bambino vero, come sopra, il versetto va con 18,1-3 e descrive un atteggiamento di accoglienza nei confronti dei bambini. Se invece il versetto si accompagna con ciò che segue (6-9) paidon è usato come metafora ed è sinonimo di “questi piccoli” del v. 6. Accoglie me è un’affermazione che presuppone la continua presenza di Gesù nella comunità, cosa che egli promette a diverse riprese in Matteo. L’espressione nel mio nome è l’equivalente di “per causa mia” o “perché così ho disposto”.

 10  Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli.

Gli angeli custodi dei piccoli (microi) hanno la fama di avere accesso alla presenza di Dio in qualsiasi momento. Perciò questa età particolarmente preziosa non deve essere disprezzata.

12 Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita?

Gesù rafforza la sua esortazione ad avere cura dei piccoli. La sua domanda che cosa vi pare? coinvolge i suoi uditori nell’argomento. Il tema dei pastori che non si prendono cura delle pecore era già presente in Ez 34. Dio promette di prendersi cura lui stesso del suo gregge, come un pastore sollecito.

 13 In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite.

Dicendo se riesce a trovarla, Matteo insinua il fatto che non sempre la ricerca del pastore si rivela fruttuosa. La gioia per il ritrovamento della pecora smarrita non comporta necessariamente una mancanza di interesse per quelle che non si sono allontanate dal gregge.

 14 Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda.

Letteralmente si legge non è volontà davanti al Padre nostro, una circonlocuzione per evitare di parlare in modo diretto di Dio. L’applicazione che ne fa Matteo identifica il pastore con Dio (cf. Ez 34,15).

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